12.07.2006

Disc.

Il blog è chiuso.

9.06.2005

049
































Ieri sera ho mangiato ostriche (grazie mamma), ho regalato la maglietta di Raul 7 a mio nipote, ho chiacchierato con Tommaso.

- Sì, grazie, il viaggio è andato bene. Però ora non ho voglia di scegliere il colore delle tende.

9.05.2005

Tutto questo è assurdo - a must read masterpiece

Matteo è di Adria e ha una nuova morosa. Dice di esserne innamorato. Lo dice ogni volta. Comunque sia, la nuova morosa di Matteo è scozzese e si chiama Scotty. Matteo dice che se la porta ad Adria.
Io ad Adria ci sono nato. Adria la amo, è piccola ma ha molto spazio attorno. E poi c’è il fiume e c’è la campagna. Adria la amo, ma non ci vorrei abitare. Mi deprime assistere all’invecchiamento dei suoi abitanti: gli sboldri si comprano la Yariz in leasing invece di montare la Giannelli Fire sul Ciao, le vergini della quarta ginnasio sono diventate troie consumate, le troie della quarta ginnasio si riciclano facendo carriera nelle agenzie immobiliari (Talita non ce l’ho con te, ma con la Marina). Povera Adria, è un game over, sarà la mia tomba.
Cosa c’entra Adria con la Scozia? Poco, infatti Adria è gemellata con Rovigno, che è in Croazia. E cosa c’entra Matteo con la Scozia? Niente, perché Matteo in Scozia non c’è mai stato. E a dirla giusta, neanch’io ci sono mai stato. Cioè, sono stato con delle scozzesi, ma a Lanzarote. Roba vecchia, chi le vedrà più. Però a Bologna ci sono stato. E c’è stato anche Matteo. Non mi ricordo dove abitasse lui, ma mi ricordo dove abitavo io: quando stavo a Bologna abitavo in Via Rovigno.
Bologna è allucinante, sporca, troppo rossa (parlo dei muri delle case). Bologna è sempre uguale: fumo, trip, trans e terroni. Sempre piena di adriesi in cerca di fumo, trip, trans e terroni, in cerca di qualsiasi cosa che li distragga dal loro invecchiare. Bologna sono brutti ricordi e brutte cose che non voglio vedere. E comunque Bologna non c’entra più niente con me, diciamo che non c’entrava più niente da quando me n’ero andato a vivere a Milano.
Che poi lo sapete dove abitavo quando stavo a Milano? In Viale Padova.
Padova mi fa vomitare: odio l’Arcella alle quattro di mattina, Via Roma alle undici di mattina, i “dottore del buso del cul”, i no global dello spritz in Piazza delle erbe, i “cioè hai capito” dello spritz nel Ghetto, la messa dei ciellini del lunedì in Santa Sofia e i venerdì sera da Nane. A Padova non c’è niente di più emozionante della C1. Però ci sono le persone che non ci sono al Big Apple, quelle sì, quelle ci sono.
A Padova c’è anche Corso Milano, ma neanche lì c’è niente di emozionante, niente che abbia a che fare con Milano. Milano non è da C1, Milano è da Champions League. Infatti a Milano me la sono spassata. Anzi, diciamola giusta, a Milano sono stati i giorni più belli della mia vita. Mica per merito di Milano. Infatti Milano è così e così, colpa dei calabresi della biciclétta e della sigarétta, dei convinti fuori dagli istituti professionali, dei D&G e degli ecuadoriani con le tette, dei Brambilla col pannéllo che pompa. A Milano si fa a botte, si parla a voce e testa alta, si sta fuori o si déntro. A Milano si sta male. Come a Lanzarote. Secondo me e secondo la cameriera croata che ho incontrato oggi al “ristorante Roma.”
Lanzarote non è un posto dove vivere. E’ un paese dei balocchi. E io non voglio le orecchie d’asino. Lanzarote è un posto dove passare. Vedere e passare. Un po’ come ho fatto io quando sono stato a Rovigno. Non che Rovigno sia un paese dei balocchi, ma anche lì non è da andarci a vivere. Infatti io ci sono passato e ho visto.
Non mi ricordo il nome della via dove abitavo, ma mi ricordo che ho dato una passata a una ragazza che viveva là. Una di Rovigno. Niente di che, roba da una sera. Preservativo e via. Che lei si ricordi di me? Dico, la ragazza di Rovigno?
A quanto pare si ricorda, perché dopo avermi servito, dopo avermi detto che Lanzarote non è un posto dove vivere, dopo avermi detto che a Lanzarote è di passaggio, mi chiede se mi ricordo di lei. Certo che mi ricordo di lei, anche se non siamo a Rovigno, ma al “ristorante Roma”di Lanzarote.
Oltre che a Rovigno, mi è capitato di passare anche per Roma. E anche lì ho guardato. Non ho dato passate a nessuna, ma ho visto belle cose, non come a Milano. Roma è meglio di Milano. A Roma ci sono Viale Padova, Corso Milano, Viale Bologna e Via Adria. A Roma c’è Benny, c’è di tutto, c’è da fare, c’è da vedere, ci sono gli scrittori, ci sono un sacco di americani, ci sarà il prossimo attentato, fichissimo. Peccato solo che a Roma, in Via Rovigno, non ci sia il “ristorante Lanzarote.”

p.p. Non è assurdo tutto ciò?

Tornare

Non ho nessuna voglia di tornare. Sono stufo di Puerto del Carmen, stufo della baraccopoli per inglesi, stufo della decadenza delle strutture, stufo degli assetati all inclusive. Ma non ho voglia di tornare, come potrei avere voglia di andarmene da qui.

Sesso, siamo inglesi!

Sono coricato sul divano a pancia in giù. Sono le tre e mezza e sto scrivendo.
Il cane di Chris abbia, la porta di ingresso di apre. Entrano Chris e la sua ragazza.
Devono aver fatto “serata”. Anzi, hanno fatto “serata” di sicuro, sono sbronzi.
Alzo la testa e li guardo oltre lo schermo del portatile.
Chirs fa il p.r. all’Hyppodrome ed è oggettivamente un bel ragazzo.
La ragazza di Chris, invece, è qualcosa di indescrivibile.
Infatti non la descrivo.
Dico solo che è una grandissimissima figa.
Infatti fa la modella.
Chris mi saluta.
La sua ragazza sbanda verso il divano.
- Hi Carlos!
Chris si toglie le scarpe.
Chris è inglese, quindi è naturalmente portato a sfottere.
Chris sfotte i tedeschi per via dei calzini bianchi.
Chris i calzini bianchi non li porta; anzi, lui i calzini non li porta di nessun colore.
- You smelly cunt! – gli urla la sua ragazza indicandogli il bagno.
Chris abbassa lo sguardo e scende al piano di sotto. Non ha niente da dire.
La sua ragazza invece raggiunge il divano e mi si siede accanto, all’altezza del culo.
- What are you writing?
Sento il rumore dell’acqua: Chris è sotto la doccia.
- Will you write about me?
Faccio di sì con la testa.
- Which part of Italy are you from?
Le faccio vedere alcune foto di Padova.
Quando arrivo a Piazza del Santo innevata, la ragazza di Chris comincia ad arricciarmi i capelli.
- I like your curly hair.
L’acqua continua a scorrere.
Io resto a pancia in giù mentre la ragazza di Chris comincia ad accarezzarmi la schiena colle unghie.
- Ehi, Carlos… You are sweating… Why?
Colgo chiaramente le sue intenzioni peccaminose.
- May I lay down with you for a while?
Faccio di sì con la testa.
- Are you the Italian Stallion?
Non appena la ragazza di Chirs guadagna una posizione comoda, smetto di sentire il rumore dell’acqua.
- Oh Chris…
Chris esce dal bagno, sale le scale e legge nella postura della sua ragazza le sue intenzioni peccaminose.
- Oh what? – dice Chris, mentre solleva la sua ragazza dal divano e la trascina in camera.
‘Night – dico io, e mi rimetto a scrivere.

Piazza del Santo innevata (foto di repertorio).


L’orologio del portatile dice che sono le 3.34
Sento rumori di risa provenire dalla stanza di Chris.
Continuo a scrivere.
Sono le 3.35 e comincio a sentire i primi “Ah-Ah” della ragazza di Chris.
Alle 3.36 confesso a me stesso di non riuscire a continuare a scrivere.
Alle 3.37 confesso di sentirmi “turbato” da quanto sento.
Alle 3.38 confesso di essere dispiaciuto di non sentire più niente.
Alle 3.39 sento Chirs dire: - What happened then?
Alle 3.41 comincio a sentire i primi “Ronf-Ronf” di Chris.
Alle 3.42 decido di scrivere quanto ho sentito.
Alle 3.43 penso “be’, capita.”

Accordi di settembre

1 - Io e la Paddy su una cosa siamo d’accordo: Battiato è un “artista” autunnale, settembrino.
2 - Tommaso è un low-achiever. Secondo Tommaso settembre è il mese degli high-achievers. Sono d’accordo con lui. Solo una domanda: ma allora perché settembre è il suo mese preferito?
3 – “Settembre mi ascolta, piovoso e instabile, aspetto ancora il mio momento che presto verrà, un luogo nel mondo giusto per ingannare la freccia che mi ucciderà.” (courtesy of Battiato).

9.03.2005

Cose che succedono

Dunque, e' successo che non posso piu' connettere il mio portatile ad internet perche' l'unico luogo dove tale pratica era consentita e' stato chiuso. Provvedero' a postare molto di quanto ho scritto lunedi' sera da un luogo migliore.
E' successo che ho preso un cazzotto in faccia, sulle labbra, a destra. La Fede ha commentato l'accaduto: "Be', in un posto cosi', dove ci sono risse ogni sera, non mi pareva normale che non avessi ancora preso un cazzotto."
In effetti la Fede ha ragione.
E' successo che i server di aruba non funzionano piu'. Provare a cliccare qui per credere. Le mie foto sono su server aruba, quindi non si vede un cazzo.

Questo e' quanto... non mi piace improvvisare sull'editor di blogspot in un inutile internet cafe gestito da colombiani.

8.29.2005

Drin Drin

Alle tre e zero zero di lunedì 29 agosto suona l’allarme. Io sorrido, appoggio i flyer sul primo tavolino che trovo. Metto una mano in tasca e con soddisfazione premo il tasto rosso del cellulare. Sono le tre e zero zero di lunedì 29 agosto e da questo momento sono disoccupato. Da questo momento posso andare a casa, col Big Apple non ho più nessun debito.
Non che avessi bisogno di puntare l’allarme del cellulare per ricordarmi che dalle tre e zero zero sarei stato libero di andarmene, solo che non volevo lavorare per il proprietario del Big Apple più
di quanto convenuto.
- Come faremo senza il chico italiano?
In effetti come barista non ero il top, ma come p.r. sono proprio bravo. Nel senso che lavoro bene, vendo bene il Big Apple, so promettere agli avventori tutto quello che desiderano e che non troveranno di certo in una topaia come il Big Apple.
E il proprietario lo sa. Quindi fa la sua offerta: “meno ore e più soldi.”
Io scuoto la testa, sempre sorridendo.
Il proprietario ci prova a vendermi bene lo stile di vita “p.r. del Big Apple.” Ma non sa che quello di cui ho bisogno non sono ore e soldi, ma persone che non troverò mai in una topaia come il Big Apple.

Free Shots


















8.22.2005

Cieli

Su Vibrisse c'e' una bella foto.

P.R.

Ho appeso l’apribottiglie al chiodo. Non sono più un barman. Da stasera faccio il p.r. In pratica fermo la gente, faccio due battute e li convinco ad entrare. Guadagno uguale, anche se sono fuori dal discorso mance. Ma almeno non respiro l’aria del Big Apple.

Ritrovare la Fede

Sarà un caso, sarà che da due settimane ci sono un sacco di italiani, sarà che ho una gran voglia d’Italia, sarà che sono stufo… fatto sta che la Fede mi piace.
La Fede è di Pontida, ci siamo conosciuti cinque giorni fa.
La Fede è più giovane di me (non so perché tutte le “ragazze” che ci sono a Lanzarote hanno 18 anni).
La Fede è qui in vacanza.
La Fede sa un sacco di cose su Hopper e Schiele.
La Fede fa un sacco di fotografie.
La Fede mangia pochissimo e parla meno. Però ogni tanto sorride.
La Fede sta imparando il dialetto veneto.
La Fede, quando se ne va, dopo tre passi si gira per controllare se la guardo.
La Fede è bellissima. E non le da nemmeno troppo fastidio sentirmi russare.
Insomma, pare che mi sono trovato la morosa (Matteo approva).

p.s.
La Fede è partita domenica 21 agosto 2005. L’arrivederci è stato un po’ imbarazzante. C’è qualcosa di imbarazzante ed infantile nel nostro rapporto. Ma c’è anche il segno di un’intenzionalità segreta che, come tutti i fatti dell’esperienza, si può solo osservare. Prendi una spiaggia, l’oceano, un’alba ormai avanzata, il vento di Lanzarote… prendi la Fede. Se non ci fosse un progetto più grande, più grande di me, della Fede, più grande dell’oceano… se non ci fosse, non ci sarebbero tante piccole spiagge, tanti piccoli uomini, tante minuscole gocce d’acqua.

- Te vojo ben.
- Anca mi. (col dialetto la Fede sta facendo progressi).

I see dead people

Uno dei buttafuori del Big Apple pesta regolarmente la gente.
Qualche giorno fa però ha esagerato. Infatti è arrivata la polizia e lo ha portato via.
Purtroppo è arrivata anche l’ambulanza; dico purtroppo perché è arrivata in ritardo e il povero irlandese ubriaco è rimasto steso a terra per mezzora, testa fracassata in un lago di sangue.
- E’ morto! E’ morto!
La notizia si è sparsa in fretta. Io ed altri colleghi decidiamo di licenziarci.
Il giorno dopo ci presentiamo all’orario di apertura con un mazzo di fiori da deporre dove giaceva il corpo del povero irlandese. Peccato che mezzora dopo si presenti anche lui, il povero irlandese, testa ricucita e tanta voglia di fare la pace col buttafuori.

Malinconia precox

Secondo la mia meteo-patia l’estate inizia a metà aprile e l’autunno il primo agosto. Dev’essere per via del mio approccio “da orgasmo anticipato” all’esperienza. Tutto succede prima di quando succede in realtà. Un approccio da bambino viziato; in effetti sono un bambino viziato, da sempre assediato da genitori e parenti (per mia fortuna, ma a danno della mia autostima). Un approccio da esagitato del tempo che passa. Una specie di sindrome da malinconia precox. O forse una forma di inconsapevole preveggenza. Fosse così, provo a lanciare un paio di previsioni: Inter campione d’Italia, nascita di un nuovo blog (questa volta multiautore) e nuovo lavoro in una nuova città (non so perché ma scommetterei su Vicenza).

8.09.2005

Agro

Sono stufo. Stufo della lavatrice che sporca, del cesso intasato, dei miei spazi invasi. Sono stufo della puzza dei miei piedi, dei “cosa mi metto stasera”, del ferro da stiro che sgocciola. Sono stufo del manager aguzzino, dei colleghi idolatrati, del raffreddore cronico. Stufo di salutare tutti senza parlare con nessuno, stufo delle troiette inglesi, stufo delle amicizie “perché siamo qui”. Stufo di sguardi tonti, sguardi da capra. Non esistono barman letterati. Il mondo di qui gira attorno ai propri appetiti.

Parole

Parole che non voglio più sentire: tanaka, buy-one-get-one-free, lani’s, maricon, uer-is-the-toilett, discoibiza, faraiones, zapatillas, Bench, Carlos, bodka-en-rebbull, a-uant-a-fri-sciò, bagno tubido, Cesar’s girls, I like the way you move, mother-fucker, Hi-you, shit-out, pissed-off, fucked-up.

Parole che ho voglia di sentire: zio, Pinot Bianco, doppietta di Figo, brief incompleto, radical chic, minimum fax, meeting di comunione e liberazione, dalle nove alle sei, splinder, Aganoor, lavastoviglie, Eurostar, piano discorsivo, autostrada, nota-incontro, in ultima istanza, ho letto che…, stanziale, Sperone Speroni, Wind-messaggio-gratuito, Sant’Agostino, serata tranquilla, quale Tommaso?, Roma o Milano?

Gestae

  1. Qualcuna si fa viva per ricordarmi del nostro personalissimo anniversario.
  2. Un altro mi telefona per dirmi che si è licenziato e, al solito, invece di sfogarsi, si subisce il mio sfogo.
  3. Il Dj del Big Apple (che è sposato con un’italiana), capita al Big Apple con una doppia porzione di gnocchi fatti in casa.

dalla rete

I just got back from Lanza yesterday and im so upset. I'm actually lookin on the internet for apartments for next year. My friends and i want to go on a holiday there next year. I stayed in Club Calypso. It was really good but about 15mins walk to the nearest nightclub, Paradise Beach Club. It was worth it though. If you go to Club Calypso, talk to Webby. He is such a cool guy. Sam behind the bar is goOd fun too. The best places we went to were Paradise Beach Club (look for Fran, he is so much fun). And also The Big Apple. Look for Martin, Carlo and Toby. They are the best. Really miss Carlo, he was always lifting me onto the bar so that i could dance. Hope everyone going to Lanzarote has a good time. Luv Cat p.s. Drink is cheaper in Picadilly. Oh, and you have to go on the Catalanza in Puerto Calero, it is such a good trip and you get to go on a jet ski. Just ignore all the skinny dippers at the beach tho.
_______________
Every single night we managed to end up in a small club called 'THE BIG APPLE,' where I erm "made friends" *cough cough* with the Italian barman called Carlo, who forced me and Ali to dance on the bar for several hours at a time. "Making friends" with the barman proved to be quite useful, when shots and various other drinks began to be offered right, left and centre. He also made us roses out of paper! (I'm so easily impressed...how shameful). We did attempt to visit other places, but fatally had to walk past 'The Big Apple' every night and were therefore dragged in by the arm to the greetings of several people who had remembered us from the night before. Malheureseument, dancing on the bar wasn't enough and at some random point during the holiday we ended up dancing on the booze fridges. *raises eyebrow*.

8.05.2005

I Carabinieri spagnoli (ovvero la Guardia Civil)

DIRECCION GENERAL DE LA GUARDIA CIVIL.
ZONA DE CANARIAS. COMANDANCIA DE LAS PALMAS. 30COMPANIA.
PUESTO PRINCIPAL DE TIAS.

ACTA DE COMPARECENCIA DE +++:
En Puerto del Carmen-Tias, comparece en estas dependencias de la Guardia Civil, a las horas 8.03 el dia de agosto de 2005, el anotado al margen superior.
Indocumentado, dice llamarse como queda expuesto, nacido en +++ (Italia) el dia 0+/1+/197+, domiciliado por residencia en Calle Chinchorro N.36 de la localidad de Puerto del Carmen-Tias (Las Palmas), MANIFESTANDO:

Que en el dia de hoy, y entre las 5.00 y las 6.30 horas, mientras estaba con una chica en la playa existente frente al centro comercial Los Dragos de esta localidad, en un momento de descuido, persona/s desconocida/s le sutrajo/eron los seguentes efectos: una cartera la cual contenia: Ciento Cincuenta euros, Tarjeta de Identidad Italiana, Permiso de Conduccion Italiano, Tarjeta de Seguridad Social Espanola, Contrato de trabajo, Tarjeta de Credito y otra de debito del Banco Credito Cooperativo Italiano (ya canceladas).

Stolen

- Bottle of water-please.
- Three euro.
Apro la bottiglietta, appoggia una banconota da cinque sul bancone.
Batto i tre euro. Le sorrido e metto il resto in tasca.
- Ehi! Don’t you want to kiss me?
- I want tips.
- How much?
- Two euro!
- You’ve got’em.
Mi avvicino.
- You’ve got’em. – ripete.
Le sorrido. Lei sporge il braccino ancora bianco oltre il bancone. Mi lecca cordialmente le labbra chiuse. Non ha fretta di volerle aprire. La cosa mi piace.

- Ehi!
Toby, il collega inglese, mi distrae: dev’esserci gente da servire.
Allora mi scosto.
Toby smette di motteggiare*. Gli “Ehi!” di Toby vogliono dire molte cose. Forse questo voleva solo dire “Ehi! Te ne fai un’altra stasera! Sei un grande, vecchio!”

*motteggio = “attitudine relazionale anglosassone” (courtesy of Padella)

- Where’s “me” kiss?
Questa ragazzina bionda con gli occhi azzurri dev’essere irlandese.
Sporge nuovamente il bel braccino oltre il banco e si prende il suo bacio.

-Ehi!
(ossia Ehi! Te ne fai un’altra stasera! Sei un grande, vecchio!” n.d.r.)
Mi scosto. Sono stranamente imbarazzato. La ragazzina irlandese mi piace.

Sono anche alticcio. Afferro la staffa che regge i luminari e salto oltre il bancone. In tre passi sono in bagno. Abbasso i pantaloni. Provo a rilassarmi svuotando la vescica.
- E’ la terza volta che vai in bagno e sono solo le due.
Il manager impreca alle mie spalle mentre mi sgocciolo il pisello.
Torno al lavoro.

Le due inglesi di 18 anni, intendo Kylie e Rachel, si stanno strusciando addosso a due ubriachi. Stasera non danno proprio l’impressione di volersi concedere per un bis. La cosa mi deprime.

Stappo una WKD e la vuoto nello stomaco in meno di quattro secondi. Ormai padroneggio la tecnica inglese di bevuta “alla cannuccia rovesciata”.

- Ehi!
La ragazzina irlandese motteggia alla mia attenzione. Mi sporgo.
- ‘hat time’re you-out?
Faccio il segno delle quattro e mezza colle mani.
- m’ gonna wait for-you. ‘ay I?

Kylie e Rachel stanno pomiciando con due inglesi ubriachi, ma il cuore non è infranto. Anch’io sono ubriaco. E poi questa ragazzina irlandese è così gentile.
- Sure you can.
Infatti mi aspetta fino alle quattro e mezza.

In tasca ho le chiavi della ex casa della Fabi. Volevo sfruttarle per andare nella ex casa della Fabi a fare il bis con Kylie e Rachel; puttane, chissà dove sono adesso.

La ragazzina irlandese invece è qui e mi aspetta.
Si avvicina sorridente e ripete il suo motto: - Where’s “me” kiss?

- Ehi! Te ne fai un’altra anche stasera? Sei proprio un maiale. – mi fa il manager.
La ragazzina irlandese non capisce, il manager mi fa quello che mi fa in spagnolo.
Si chiama Louise la ragazzina irlandese che non parla spagnolo.
Louise ha un brufolo alla sinistra del naso. E’ rosso e grosso, per via del fish&chips di Lanzarote.

La prendo per mano e comincio a camminare verso casa della Fabi un pochino incantato.

La chiave non entra. Forse la padrona deve essersi accorta che qualcuno ancora frequenta la ex casa della Fabi e deve aver cambiato la serratura. O forse sono troppo ubriaco. Non so. Ci riprovo, ma niente. La chiave non entra.

Mi giro verso Louise, lei si gira verso il mare. Non è distante Playa Chica, saranno cento metri. C’è un letto di rocce levigate dall’acqua che ci aspetta.

-Cazzo!
Abbiamo finito.
Mi alzo di scatto.
Ho la schiena tutta tagliuzzata, ma non ci bado. Infatti colla mano vado dritto in cerca del portafoglio. In tasca non c’è.
- Where’s my wallet! Where’s my wallet!
Afferro Louise per il suo braccino bianco.
- Where’s my wallet! No one’s gonna move’til I find my wallet!
- Your wallet?
- Yeah! MY WALLET!
- “Me” bag! Where’s “me” bag?
Mancano all’appello la sua borsa ed il mio portafoglio.

Mollo il braccino di Louise. Cerco in giro ma non c’è luce che si rifletta sulla roccia nera. Non mi manca un accendino per dar fuoco alla mia T-shirt da lavoro firmata “The Big Apple”.
- Adesso vediamo.

Una fiammata illumina tutt’intorno; dieci secondi di luce mi convincono. Dovremo aspettare l’alba.
- Someone’ve stolen it. ‘ve told yoa there was someone!
- I definitely can’t believe-someone’ve stolen my-wallet while I was…
- You should!
- By the way no one’s gonna move.
Nella sua borsa Louise aveva trucchi e 100 euro. Nel mio portafoglio io avevo documenti, carta di credito, bancomat e 150 euro.
Aspettiamo l'alba.
E già che ci siamo, facciamo il bis. Bello come bis. Sembra quasi che ci vogliamo bene. Poi l’alba arriva, ma non c’è niente da fare. Non ci posso credere. Tu ci crederesti? Siamo stati derubati. Io il portafoglio l’avevo in tasca, capito? E adesso non c’è più! E’ possibile? E’ incredibile!

Breaking News ,,,(’’

  1. *Pat mi ha rotto i coglioni, quindi censurerò i suoi commenti.
  2. Dopo tre ore dalla denuncia di furto i carabinieri spagnoli mi hanno chiamato in caserma. Il mio portafoglio e la borsa di Louise sono stati ritrovati con tutto ciò che contenevano eccetto i soldi.
  3. Da due giorni non ingerisco bevande alcoliche.

Body board

Passa il tempo e stranamente tutto comincia a perdere di familiarità: le persone, i luoghi e soprattutto le mie motivazioni. Non c’è attrattiva in quello che vedo. Adesso ci si è messa anche la lavatrice: invece di lavare, sporca.

Approfitto del giorno libero per andare a Famara. Noleggio auto e tavola da body board, noleggio la muta e noleggio anche un accompagnatore sconosciuto. Non si sa mai che possa rivelarsi familiare.

Non ci sono grandi onde oggi a Famara, ma di sicuro c’è tanta voglia di imparare a fare body board. L’accompagnatore sconosciuto mi insegna un paio di cose, io mi lancio. Fare body board è una cazzata. E’ facile e divertente.

Un paio di volte la tavola mi scivola e vengo rovesciato dall’onda. Se ti scappa la tavola finisci sotto, non c’è niente da fare. Infatti vado sotto, bevo un pochino, quasi quasi rischio di annegare.

Aspetto qualche minuto poi nuoto verso il largo. Mi lascio cullare, guardo il cielo grigio. Non c’è sole oggi a Famara. Ci sono rotoli di vapore, impigliati sulla cresta del massiccio sovrastante la caleta. Faccio il morto e guardo il cielo. Un cielo familiare, grigio come il cielo della pianura.

C’è qualcosa di offensivo nell’ambiente che mi circonda. Non qui a Famara, no. Qui va tutto bene. Dico… a Puerto del Carmen. C’è qualcosa di offensivo a Puerto del Carmen. Qualcosa che mi fa incazzare. C’è un’aria a Puerto del Carmen… è così viziata che neanche Cecco Angiolieri… insomma, è tutto come “la coa del musso”. E io, musso, mi ci attacco a quella coda.

La corrente mi ha portato fuori. Sono troppo al largo. Sono ben oltre la linea delle onde. Non si infrangono onde qui, sono troppo al largo. La corrente mi sta portando al largo ed è meglio che mi metta a nuotare. Nuoto, trascinandomi dietro la tavola.

Fatico, fatico ad andare controcorrente. Però mi sto riavvicinando. Ci sono dei surfisti a una cinquantina di metri da me. Se li raggiungo sono a posto. Sì, dai… li raggiungo di sicuro.

Continuo a nuotare senza affanno. Ci sono quasi. Sono quasi alla linea delle onde. Sto per arrivarci quando qualcosa mi solleva. Mi porta su da dietro… quasi mi abbia raccolto con un cucchiaio.
E’ un’onda. E’ Grande, la più grande che oggi… abbia visto, e la prendo perfettamente, anzi no, è lei che mi prende, mi ha preso e mi spinge a riva… vado veloce, apro le braccia… la tavola resta dov’è, io vado veloce colla tavola sotto e sotto ancora l’onda, e neanche ci provo ma l’onda va a finire che la prendo di lato e faccio una piroetta, fai 360 gradi e mezzo,,,(”

Dura due secondi, con gli occhi chiusi… Poi sono di nuovo dritto, fronte alla spiaggia… la schiuma mi sospinge, mi lascio portare… ancora un poco e sono sulla battigia.

8.02.2005

Breaking News …

Ho perso 10 kili.

Voglio diventare musulmano

Pensavo che non sarebbe mai successo, ma fortunatamente la realtà è sempre più sorprendente delle mie aspettative: mi sono innamorato.

Per chi non lo sapesse, sono stato sette anni con una ragazza e poi ci siamo lasciati. Dopo sette anni di tradimenti e tira e molla, ecco… l’ho lasciata.

Più che innamorato di lei, ero innamorato dell’idea di stare con lei; volevo dimostrare al “mondo” che tanto io ero in grado di starci assieme a una così. Sì, perché lei non era una qualsiasi, lei era una tipa “famosa”.

Un giorno, però, “lei” si è lasciata mettere da parte. Un giorno ha smesso di essere famosa; così, con la sua fama, si sono esaurite le mie motivazioni.

“Quindi,” pensavo, “non sono mai stato innamorato davvero… quindi, diseducato all’amore come sono, non mi innamorerò più.”

Invece no, mi sono innamorato.

Alcuni giorni fa, proprio qui a Lanzarote, ho incontrato una boy-scout, una dell’azione cattolica, una che andrà a Colonia… insomma, una come la volevo. Aveva il moroso, da anni, ma è stato colpo di fulmine. Lo è stato di sicuro da parte sua; da parte mia lo è stato per due giorni, poi già mi stava sul cazzo.

Ma ora, oggi, dimenticata la boy-scout, devo ammettere di essere intensamente innamorato. Di chi è presto detto: si chiamano Kylie e Rachel, sono inglesi, hanno 18 anni a testa. Venivano ogni sera al Big Apple, ballavano sui frigoriferi, si facevano toccare da tutti… e da tutti si facevano offrire da bere. Ma mai un bacio, mai qualcosa di compromettente; solo qualche strusciata, due ammiccamenti, una palpata di culo. Niente di più.

Poi, due giorni fa, la svolta:
- A che ora finisci? – mi chiede Kylie.
- Perché dopo non vieni a casa con noi?- mi fa Rachel.
Ed io, sospettoso, abituato a vederle “tease-are” la gente – I know that you are just teasing me.
- No! Davvero, vogliamo che vieni a casa con noi. – insiste Kylie.
E allora, tanto per vedere, a casa con loro ci sono andato.

E’ stato bellissimo. Loro sono bellissime. Kylie è bionda, biondissima. Magra magra, ha addirittura il piede greco (una rarità considerato che è inglese). Rachel è mora, deve avere il papà africano: è riccia… insomma è una mulatta col culo come dio comanda. E quando dio comanda, credetemi, non ce n’è per nessuno.

Onestamente non so come ce l’ho fatta, ma ce l’ho fatta. Non è stata dura, no… è successo così, è successo ed è andato tutto bene. E’ andato tutto da dio, da super dio. Magnifico, per me e per loro. MAGNIFICO.

Il giorno dopo tornano al Big Apple.
- Stasera facciamo il bis?
- Certo. – Rispondo convinto a Rachel.
- Allora ci vediamo alle 4 e mezza come ieri? Al 928?
- Certo.- Ripeto io.

Ecco, alle 4 e mezza… al 928 (una discoteca che resta aperta fino alle sei)… Kylie e Rachel non c’erano. O almeno io non le ho incontrate, perché oggi, appena arrivate al Big Apple hanno attaccato così:
- Dov’eri ieri sera? Perché non sei venuto?
- Come non sei venuto? Io c’ero. Io vi aspettavo.
- No! Noi ti abbiamo aspettato, ma tu non c’eri.
- Be’… non so. Ho pensato che mi aveste abbandonato. Vi ho pensate per tutto il giorno. Invece mi volete, vero? Mi volete ancora? Eh? Facciamo stasera?
- Adesso vediamo… ma credo di no. – Fa Rachel.

Un drink, fai quattro, due salti sul frigo, qualche ammiccamento, poi la confessione.
- Senti, oggi non possiamo, la madre di Kylie ha sentito tutto l’altra sera… stanotte passa a controllare. Ma domani, ecco… domani sarebbe perfetto. Però, domani, ecco… possiamo venire noi da te?

- Da me? No posso da me.
Chiaro che non posso. Da me ci dorme Matteo, la morosa di Matteo e da ieri, proprio in camera con me, la sorella si Matteo.

- Anzi no! Cioè sì! Sì, domani da me. Ma siete sicure? Dico, siete sicure di venire?
- Certo tesoro. – E cominciano a baciarmi assieme. Assieme, capito? Assieme. Ed io, come un pirla, colla mano a frugarmi le tasche, in cerca delle chiavi dell’appartamento della Fabi.

La Fabi è tornata in Italia e mi ha lasciato le chiavi del suo appartamento. Certo, Kylie e Rachel da me non le posso portare. Ma se non mi tirano pacco, se tutto va come dovrebbe, se l’amore trionferà (e nelle belle storie l’amore trionfa sempre), ecco, insomma… domani passerò di nuovo la notte con Kylie e Rachel. Passeremo la notte da me, cioè nell’appartamento della Fabi.

E fino a domani? Aspetto, ecco… adesso sto aspettando domani, sono Jeremy Irons, sono Humbert Humbert, bevo Gin e succo d’ananas, sono innamorato, poligamo, pedofilo, peccatore.

7.25.2005

Loredana Bertè

I blog d’estate sono un po’ come il mare d’inverno.

Colonnello Farty

Pare che qualcuno, oltre a scoreggiare, faccia anche delle cose buone. Infatti è nata Alice. Auguri.

Canon









Tema: Aperol o Piperno, cosa portare in valigia?

Premessa:
La Padella arriva a Lanzarote. Porta in dote la famigerata bottiglia di Aperol (bruciata) e il libro di Piperno.
- Beviamola, ‘sta bottiglia di Aperol e leggiamolo ‘sto libro di Piperno - dico io.
Be’, per quanto riguarda l’Aperol, nessuna novità. Ottimo, anzi: irrinunciabile.
Per quanto riguarda Piperno, be’… è insopportabile.
Per me, per i miei canoni, o meglio, secondo le mie categorie cromatiche, il rosso è rosso… e non ha bisogno di essere rubizzo per essere più rosso. Chiaro, no?

Tesi (Matteo ragiona come Massimo Coppola):

Per Massimo Coppola esistono solo i poveri-intelligenti ed i ricchi-cretini. E’ facile immaginare da che parte il caro Massimo si senta di stare.
Per Matteo, invece, esistono solo gli ignoranti-fighi ed i colti-sfigati.
Ecco, caro Piperno, con tutte le tue migliori intenzioni, sembri dare ragione a Matteo. Sembri dirgli “Sì, io sono un colto sfigato. Sì, io sono lo sfigato che invece di scopare un po’ in giro (sarà per via di quel problemino col mio coso o per l’immeritata calvizie...) – dicevi – io sono lo sfigato che ha passato l’adolescenza a studiare il vocabolario dei sinonimi e contrari invece di ciancicare coi motorini, colle Diana Rosse dure e colle ragazzine che adesso dovrei coccolare.”
E non ti redime, caro Piperno, scrivere un romanzo dal lessico insopportabile, anzi: la tua opera te ne rende merito, sei colto. Colto, Colto, Colto! Sfigato, Sfigato, Sfigato! Sì, sfigato, secondo Matteo e un po’ anche secondo me.

Antitesi (contro una retorica semplicistica):
Sai cosa ti redime, professor Piperno? Ti redime il fatto che Matteo si sbagli: non tutte le inglesi sono troie, non tutti “i colti” sono sfigati, non tutti gli “ignoranti” sono fighi. Insomma, niente è dato per scontato e tutto può succedere.

To be continued:
E se tutto può succedere, be’, allora io mi auguro che succeda questo: mi auguro di tornare in Italia entro il 23 settembre e di arrivare a Pordenone in orario, con un’abbronzatura che Piperno se la sogna.

courtesy of ignorante-sfigato

7.11.2005

"lettera senza pretese"

Caro Libero, mi duole informarti che non ti riconosco più. Spero ti torni utile avere una descrizione di te stesso annotata dall'esterno. [...] Le tue nuove amicizie (clienti compresi) scorderanno il tuo nome nel giro di qualche giorno. [...] Non stai praticamente scrivendo. [...] Se credi che questo significhi essere sicuri di se stessi sei completamente fuori strada. [...] Spero di sbagliarmi, spero che tu non ti sia perso come credo. Spero che tu capisca il senso di questa lettera, che per me non è un tentativo di ferirti o di punirti. [...]

10 luglio

C'è un uomo che non ha mai perso una partita a tennis, mai perso una partita a biliardo, mai perso niente, neanche il portafoglio. Quel portafoglio da cui un lazzarone ha spesso attinto risorse. C'è un uomo che l'ha sempre detta in faccia, non importa se per vocazione o per genetica comportamentale; la verità è un premio a cui non si può rinunciare, al di là delle modalità con cui si manifesta. C'è un uomo che voglio ringraziare per le sue verità (e anche per le risorse profuse). C'è un uomo a cui auguro di avere, fra altri 50 anni, lo stesso numero di capelli bianchi, cioè nessuno.

7.04.2005

Breaking News […]

  1. Matteo ed io non riusciamo più a parlare in italiano… ormai solo inglese, spagnolo e dialetto veneto.
  2. Quando arriva un irlandese ubriaco sono cazzi; certe volte non si capisce proprio quello che vuole da bere. Non lo capisco io e nemmeno la mia collega inglese. Ma ieri sera si è superato ogni limite: si sono sedute al banco sei ragazze ed hanno cominciato a gesticolare. Sei ragazze mute. Dopo dieci minuti di imbarazzo ho preso carta e penna e ho gesticolato anch’io: “scrivete quello che volete bere, per favore.”

Artifacts of gold

C’è poco da fidarsi di una fidanzata cubana, direte voi. E, dico io, c’è poco da fidarsi anche del buttafuori del Big Apple. C’è poco da fidarsi di un inglese che ha due pettorali che sembrano messi lì come due giganteschi cubetti di Lego. Infatti io di lui non mi fido, ma se mi chiede un favore, be’, glielo faccio.
Ieri il buttafuori del Big Apple mi ha chiesto di tradurgli alcuni sms che ha trovato nel cellulare della sua fidanzata cubana. Lei sta per partire per l’Italia, ufficialmente a trovare degli amici. Lei parla spagnolo, italiano e inglese. Lui parla solo cockney, ma è geloso.
“Ho voglia di sfondarti la culeta, bonita passerina mia. Non vedo l’ora che arrivi. Muchos besos.”
Anzi, era geloso, perché quando gli ho tradotto gli sms in italiano che c’erano dentro la cartella ricevuti del cellulare della sua ragazza cubana ha smesso di essere geloso ed ha cominciato ad essere cattivo.

/

Angels and devils party al Big Apple. La discotechina è divisa a metà: nuvole e staff angelico da una parte, fiamme e staff satanico dall’altra. A fine serata sono conciato così (e non me ne vanto):


/

- Abiti con Martin?
- No.
- Hai un appartamento tuo?
- Sì.
- Ma quella di prima è la tua fidanzata?
- No.
- Sei rude?
- Sì.
- Quando finisci?
- Alle quattro e mezza.
- Allora ti aspetto, voglio vedere quanto sei rude…
- D’accordo. Ci vediamo davanti al Kebab Brothers. Entra pure anche se la saracinesca è mezza abbassata. Ordina un papas con maionese e un kebab di cordero per me. Mangerò tutto in trenta secondi. Più rude di così!

/

Arrivano delle ragazze. Cominciano a bere al banco. Ingurgitata la seconda bottiglia di WKD blue, una mi fa il verso. Mi avvicino. Lei sale sul banco, si scosta un poco la gonna e mi mostra la scritta che si è fatta tatuare mezza spanna sotto all’ombelico:
“Welcome to my female garden….”
Mi guarda come dire: “Be’, non hai niente da dire?”
“Solo un appunto… da ex copywriter ti ricordo che i puntini di sospensione sono sempre e solo tre.”

/

I clienti mi invidiano. Solo i maschi. Le femmine no. Ad alcune non piaccio, è normale. D’accordo che sono il barman, ma non esageriamo. Ad altre invece piaccio eccome; infatti quando arrivano al Big Apple la prima cosa che chiedono ai p.r. è “Where’s the italian stallion?”

/

Arriva un olandese, dice che lavora per la Symantec. Beve due pinte di birra. E’ più alto di me, di parecchio. Sarà due metri e dieci, non scherzo.
- Have you got “tequillia”?
- Certo.
- I am the “tequillia” man.
- Davvero? Figata! Allora fammi vedere cosa sai fare…
- Va bene. Quanto costa uno shot?
- Sarebbero tre euro, ma adesso c’è l’happy hour, quindi paghi uno e bevi due.
- Ok. Fammene uno allora, a tre euro… giusto?
- Giusto. Poi ne hai uno gratis.
- Avanti allora.
Gli faccio uno shot, con sale e limone.
Chiede il bis, gratuito. Poi ordina ancora, tanto c’è l’happy hour.
Dopo mezz’ora, mi saluta e va a casa.
Ci va con 42 euro in meno e 27 “tequillie” in più.
La ventottesima “tequillia”, gratuita per via dell’happy hour, non ce l’ha proprio fatta a berla.
Ho dovuto berla io.

/

Matteo dixit:
El posto dove ca te lavori tì l’è pien de putane. Ma no solo dove ca te lavori tì, in tuta l’isola l’è pien de putane. Stasera, co so vegnù a catarte, a gero drio far promossion al Cesar’s… a ghevo gli adesivi, quei co scrito “Cesar’s Party Animal” e li tacavo adoso a le persone.
Oh, su tre compagnie che ho fermà, in ogni compagnia a ghè stà almanco na fiola che la sa cavà zò gona e mudande e la sa fato tacare l’adesivo sora la figa, davanti a tuti. Cusì, sula figa, sora la baseta…
Adeso dime tì se in Italia, no digo in Adria, ma anca a Milan, a Bologna, a Rimini o dove casso ca te voi, a te cati una per strada che la se fa fare un lavoro cussì… Sopratuto senza domandarghelo. Sì perché mi ‘ndasevo lì coi adesivi in man e ghe disevo “Posso tacarvene uno indosso?” Sappia mi, sula spala, sula fronte, meti anche sora la maieta o sul culo. E lore, no! Zò la gona, zò le mudande: “Tacamelo sula figa.”

/

Mateo dixit – bis:
A mà telefonà me mama, la conversassion l’è ‘ndà cusì:
“Ciao.”
“Ciao.”
“Come va?”
“Ben.”
“Ah. E co la spagnola?”
“Ben.”
“Ah. E com’è la ca te ga voja de tornar casa?”
“Come fato a saverlo?”
“A lò capì da come ca te ma dito ciao.”

/

Carlo dixit:
Masci e femane, i vostri mocasini de merda ve li faria magnare. A sì de le merde! Me despiase che che la volta Itler el sia rivà in ritardo, perché sinquanta atomiche a ve le sarissi merità. A fasì vomitare. Le vostre done iè de le putane mai viste, MAI VISTE! E valtri, sempre imbriaghi, a cantare e dir cassade peso dei teroni. Chissà ca sprofondè… valtri, la vostra regina magna cassi e tuta la vostra isola de merda. A sì peso dei marochini, peso dei cinesi. Un baco ciodà, e zò pache sula copa! E co sì morti, mucià in tel lodamaro a starisi ben. Cadaveri, cancari, smerdai. A ghi da sciopare tuti.

Aperol

Dopo due mesi voglio permettermi di generalizzare, pontificare e offendere.

Lanzarote è un’isola con Disneyland in mezzo. Al parco giochi ci si arriva in aereo. Basta alzare gli occhi al cielo, basta guardare il mare all’orizzonte: ogni due minuti la sagoma definita dell’ennesimo contenitore di provinciali entusiasti si ripropone lungo la sua unica rotta.
Disneyland è di tutti, basta pagare il biglietto; ci si trova tutto quello che si vuol trovare. Tutto è a misura delle necessità di chi vi si accalca ai cancelli, ma dentro non c’è niente di nuovo.
Fuori c’è l’isola. Non appartiene a nessuno, è troppo forte per concedersi, troppo se stessa per aver qualcosa a che fare con gli uomini.

A Lanzarote ci sono i surfisti, i rilassati del carpe diem. Carpe diem vuol dire “esisto solo io”, vuol dire “io sono la funzione di tutto”, vuol dire “non c’è speranza se non nella mia capacità di controllare il presente.”
Io, invece, il presente non lo controllo, anzi; lo vivo sempre con una specie di rimpianto. Per me il presente è sempre un’occasione perduta a metà. Un po’ perché sono timido, un po’ perché non sono mai stato una buona preda per il buon umore. Certo, fare surf è divertente, ma vivere in funzione delle maree, aspettando le onde anche fuori dall’acqua vuol dire arrendersi al solipsismo. A Matteo, per esempio, surfare piace molto. E’ bravo a surfare. E’ un surfista, ma non come gli altri; lui è meglio, anche se il buon umore se lo porta spesso dove vuole.

A Lanzarote ci sono i conejeri, gli indigeni. Confusi dal riflusso di provinciali entusiasti, sembrano aver smarrito ogni legame con la loro identità. I vecchi si lamentano, gli adulti lavorano dodici ore al giorno (restando poveri), i giovani giocano a personalizzare le loro utilitarie. Quasi mi pare che i conejeri non ce l’abbiano mai avuta un’identità.

A Lanzarote ci sono gli inglesi, gli irlandesi, gli scozzesi ed i gallesi; sono i più. Più dei surfisti, più dei conejeri, più di tutti i provinciali entusiasti delle altre razze. Ma non sono propriamente a Lanzarote, sono nella DisneyLand che c’è in mezzo. Si scottano al sole, si ubriacano nei pub inglesi, irlandesi, scozzesi e gallesi. Indossano la casacca della loro squadra del cuore, vantano l’indirizzo del loro campanile tatuato sul corpo. Non sono ricchi gli inglesi che vengono a Lanzarote, sono di classe medio bassa. A Lanzarote ci vengono perché è “cheap.” Arrivano, si bruciano, si ubriacano e scopano chi riescono a scopare. Poi tornano a casa.

A Lanzarote ci sono quelli che si sono persi: lavorano nei bar, nei ristoranti, nelle discoteche. C’è qualche svedese, qualche colombiano, qualche spagnolo, qualche marocchino… ma i più sono inglesi, e, fra questi, i più sono inglesi delle periferie di South London, Liverpool e Manchester.
Rapiti dalla Disneyland che credono di dominare, si sentono diversi dagli altri provinciali entusiasti per il fatto che non hanno ancora comperato il biglietto di ritorno.

A Lanzarote ci sono io con il mio carico di presunzione. Si sta ridimensionando la mia presunzione, a dir la verità. A questo è servito venire a Lanzarote, oltre che a farmi praticamente smettere di scrivere. Ho smesso di scrivere perché pare che si stia aprendo una nuova opportunità, una nuova occasione per la quale devo solo aspettare. O forse ho smesso di scrivere perché mi sono stufato. Che sia il momento di ricominciare con i bonsai, con i francobolli o magari col canottaggio? Di sicuro a Lanzarote mi ci sono un po’ perso anch’io. Più che a Lanzarote, diciamo nel parco giochi che c’è in mezzo. Mi ci sono un po’ perso, ma sempre nel mio stile: mi ci sono perso a metà.

A Lanzarote ho incontrato persone che non mi piacciono. Sarà perché sono timido, sarà perché sono presuntuoso, sarà perché io funziono meglio nei circoli chiusi… Sarà, ma qui non ho incontrato persone che si siano aperte davvero. Sarà perché sono un po’ come Ighi Vock. (Ighi Vock non figura come una citazione intellettuale. Ighi Vock è un amico di mia madre a cui – credo – piacerebbe che io assomigliassi).

Le persone migliori che ho incontrato a Lanzarote sono Matteo e l’australiano. Matteo non lo conoscevo prima, non così. Ammirevole la sua opera di ridimensionamento del mio narcisismo. Matteo è un buono per caso; è una persona buona, così, senza motivo. Non so se ci siano davvero persone buone per caso, anzi credo di no. Forse un giorno scoprirò come si chiama il caso che fa essere buono Matteo. Buono o cattivo, resterà sempre un amico, anche al nostro ritorno. Tuttavia, credo che sarà uno di quegli amici che si vedono due o tre volte all’anno, più per nostalgia che per necessità. Se penso ai miei amici, quelli più cari, sono degli anti-Matteo.
Michael, l’australiano, è una forza, almeno a prima vista. Un po’ per il suo fascino esotico, un po’ perché davvero ha uno stile particolare. Michael è riuscito a vivacizzare il panorama immobile dei provinciali entusiasti, gliene rendo merito. Fra due giorni partirà per la Francia e non lo si rivedrà mai più, questo è assodato.
Di sicuro, invece, rivedrò la Faby e Ricky. A Modena o a Lanzarote. E presto rivedrò anche la Lucia. Sì, la Lucia: lei con Lanzarote non c’entra proprio niente. Lei abita a Padova e da un anno a questa parte è stata la mia consulente culturale. Però lunedì arriva, viene a trovarmi. Non vedo l’ora. Spero che si ricordi di portarmi una bottiglia di Aperol.

Scontato

Ciò che si ha, lo si dà per scontato. Questo lo sanno tutti. Lo sa Eva Herzigova quando allo specchio si vede brutta. Io ho sempre dato per scontato il bene. Nonostante io sia un “canchero”, ho attorno delle persone che mi vogliono bene. Sono tante e me ne vogliono davvero. Ce ne sono pochi che hanno questa specifica fortuna. L’ho capito vedendo Eva Herzigova che si lamentava davanti allo specchio.

6.29.2005

Rimettendo mano a cose vecchie

Come biasimarlo? Mi merito anche di peggio. A quanto ne sa, sono io ad essermi inventata tutte quelle balle. A quanto ne sa, sono la madre abortiva di suo figlio.
Mi merito lo scherno di vederlo flirtare con una mia collega. Stronzo!
A quanto ne sa, io sono quella che per attirare la sua attenzione si è finta untrice. Mi merito anche di peggio. Mi merito che se la spassi con Susanna, mi merito di sapere che le racconta le sue incantevoli bugie. Le stesse bugie a cui credeva quando le raccontava a me.
Però lo odio. Odio lui ed odio anche Susanna. Merito di peggio, ma non riesco a sopportare la sua felicità.
Figlio di puttana!
Se l’è scelta bene la sua nuova –ina; una cretinetti piena di smagliature. Se l’è scelta a misura delle sue paranoie di omuncolo. Sì, perché Evaristo, come tutti i figli di papà, non è in grado di guardare in faccia una donna dopo che ci è andato a letto. Non può farlo a meno che non senta di avere il totale controllo intellettuale su di lei. Non ci riesce a meno che non si senta assolto, nonostante il pessimo livello della sua prestazione.
Evaristo non è in grado di guardare in faccia nessuna donna a parte me. Non è per questo che siamo legati, ma perché ne abbiamo parlato. Lui lo sa ed io lo so. Questo ci lega. O forse ci legava, perché ora lo odio.
- Ma dai Teleodora! Lascialo perdere, vuol dire che non ti ama.
Lo odio e non ho intenzione di disertare lo scontro. Ma prima ho bisogno di un destinante. Ho bisogno di scegliermi un garante, di appoggiarmi alle certezze di qualcun altro.
- Eh, ma io l’ho fatta grossa… non ho avuto il tempo di spiegare. Insomma, una che ti inventa una balla del genere deve avere seri problemi…
Telefono a mia madre, che è un po’ come accettare di scendere a patti con l’angelo cattivo.
- Ma cosa te ne frega di lui? Parla come un prete e vive come un maniaco… Senti Teleodora, non so perché ti sei incastrata con quello lì, che è anche brutto.
Proprio brutto non direi. Evaristo è brutto solo per mia madre. A lei non è mai piaciuto ed ora mi va bene che lo sminuisca.
- Con tutte le belle persone che frequenti! Lascialo perdere. Hai la tua carriera Teleodora, guarda avanti. Vai fuori, vai a farti un giro. Dai bambina, avessi avuto io le tue occasioni…
Se quelle occasioni le avesse avute lei, forse io non sarei mai nata, o comunque ora le servirei a poco. Ma quelle occasioni, le mie occasioni, sono toccate appunto a me: io sono la ballerina, io scodinzolo in televisione. Mia madre è solo un concetto mai approfondito, un’ombra lunga che mi offre ristoro in cambio di scampoli di notorietà.
- Telefona a qualche tua amica, lì a Milano. Vai fuori, vai a distrarti un po’ che te lo meriti, bambina mia.
A questo serve mia madre, a ricordarmi cosa può diventare una bella donna che non ha saputo approfittare delle proprie occasioni.

La mia occasione stasera si chiama Nicoletta. Nicoletta è un’esperta di rimorchi a cinque stelle. Nicoletta è una bella persona e conosce molte belle persone. Nicoletta scodinzola sulla Rai, in counter programming colla trasmissione per cui scodinzolo io. Ma siamo amiche, Nicoletta ed io. E mia madre sarà felice di sapere che esco con lei.

Quando con Nicoletta entriamo allo Shocking (Bastioni di Porta Nuova, 10) è già ora di cena. E’ sempre ora di cena quando non si sa cosa fare. Un capo-di-una-qualche-redazione-di-Novella2001 ci ha riservato due posti. E’ la festa di qualcosa o di qualcuno. Il capo-di-una-qualche-redazione-di-Novella2001 si siede fra me e Nicoletta. Non è molto espansivo, ma è uno di quei gay a cui non servono le parole per esternare il proprio orientamento.
Arrivano le pietanze. Nessuno ha molto da aggiungere. Nicoletta è alle prese con una tagliata di manzo, io mangiucchio a due a due i chicchi del mio risotto allo champagne.
Seduto davanti a me c’è un tipo brizzolato. Finalmente si presenta.
- Sono un ingegnere dello staff Ferrari.
Non è male. Sembra uno di quei trentenni che nelle pubblicità degli integratori recitano la parte del cinquantenne di successo.
- Lavori in tv… vero? Io non ho molto tempo di guardarla la tv. Sono un giramondo…
E’ molto espansivo, ma non resiste alla tentazione del parlare aneddotico. Comunque, per essere un ingegnere, non è male.
- Sei sposato?
- Perché questa domanda?
- Perché hai l’aria di esserlo.
Stenta a reggere la forchetta, gli trema la mano. Credo per l’irriverenza della mia scollatura. In fondo è pur sempre un ingegnere e nel suo caso, la bassa soglia di resistenza alle provocazioni femminili è una distorsione professionale.
- Di cosa ti occupi?
- Piccoli componenti. Progettazione di assetti di precisione, con grande cura dei dettagli.
- Tu usi cocaina?
- Scusa? Io, no, scherzi…
Non mi ha ancora chiesto di che segno sono. Né quanti anni io abbia.
- Perché io non vado a letto con quelli che pippano, sai?
Arriva la frutta, l’ingegnere rifiuta il caffè.
- Cosa intendi dire?
Nicoletta si alza e con lei si spostano anche gli altri commensali. Credo che quasi tutti non vedessero l’ora di scambiarsi il vicino di imbarazzo.
L’ingegnere invece resta seduto dov’è, benché sconvolto dalla mia franchezza. E’ tutto rosso come un pomodoro, ma quasi gli viene da ridere per la felicità.
- Io sarei stufa di stare qui. E tu?
- Be’, non è così male… te ne vuoi proprio andare?
E’ un ingegnere, ma è una bella persona.
- Se non vuoi seguirmi, aspetterò ancora un poco.
Non finisco la frase e già devo accendermi una sigaretta. Poi la spegno sul marciapiede, prima di salire sul taxi. Mi siedo.
- Hotel Four Seasons, via Gesù, all’otto, giusto?
L’ingegnere si gonfia col tassista. Io gratto il fondo spelacchiato della mia borsetta in cerca di un chewing-gum.
Fortunatamente arriviamo in un soffio, o quasi. Arriviamo comunque prima di aver definito la situazione “tragitto verso l’Hotel Four Seasons con uno sconosciuto/a.”
Hall, ascensore, chiave elettronica…clac.
Bella camera la 205. Due divani, un letto matrimoniale, schermo piatto, tante piccole luminarie. Approfitto della toilette. Quando me ne esco, l’ingegnere ha una bottiglia di champagne in mano. Si brinda a una cosa qualsiasi, sapendo che ogni auspicio sarà presto dimenticato.

L'italiano

“Per me?”
“…”
Grazie.”
“…”
“Un bacio?”
“…”
Smack.
“…”
“Carlo.”
“…”
“No Carlos, Carlo. Senza la esse. E tu?”
“…”
Sì, italiano.”
“…”
“Eh, non ci posso fare niente.”
“…”
“Ah, Monaco! Dovresti essere orgogliosa. Avete il Papa.”
“…”
“Scusa un attimo.”

<->

“…”
“Arrivo bella.”
“…”
“Davvero? Allora ti parlo in italiano tutta la notte.”
“…”
“Eh, hai ragione. Non si sente niente colla musica.”
“…”
“Finisco alle quattro, fai che alle quattro e mezza sono fuori.”
“…”

6.23.2005

2 conti

Dunque, ho una laurea del cazzo in scienze della comunicazione, conseguita in tempi non sospetti.
Corso di studi quinquennale, tesi in semiotica.
Dunque, ho laurea in scienze della comunicazione conseguita nei tempi giusti, cinque anni,
nonostante la parentesi milanese.

Dunque, facevo il copy.
Magari ero scarso, di sicuro non lo erano le mie marche.
Mica cazzi: Porsche, Scania, Cadoro e Jacuzzi.
Scrivevo i testi (head-line & body-copy) per Porsche, Scania, Cadoro e Jacuzzi.

Insomma, facevo il copy: 1300 euro al mese lordi.
Togli le tasse, in tasca mi arrivavano 1000 euro.

Ecco, adesso faccio il barman.
Mai fatto prima. Zero esperienza.
Eppure pare che io il barman lo faccia bene.
E il buon lavoro, paga.

Insomma, di fisso mi arrivano in tasca 1200 euro al mese.
1200 euro al mese + mance.
Mica cazzi le mance. Stasera ho fatto 52 euro.
Volendo calcolare una media, senza esagerare, si arriva a 40 euro a sera.
40 x (30 – 4) giorni liberi al mese, fa 1040.
1040 + 1200 = 2240 euro netti al mese, in tasca.

Le solite cose

Cosa ci mancava?
Cosa ci mancava? Una donna? Naaa, tanto lo sappiamo tutti che io, o sono italiane o non se ne fa nulla. Cosa ci mancava? Il surfista australiano.
Il surfista australiano si chiama Mark, ha 22 anni e da ieri vive con me e Matteo. Dorme sul divano, non rompe i coglioni e ha deciso che per le prossime due settimane rimarrà a Lanzarote. Ha anche deciso che per le due prossime settimane contribuirà all’affitto con 100 euro.
Il surfista australiano prende decisioni che fanno piacere.

Cosa ci mancava? II
Le ostriche qui non ci sono. In compenso qui c’è Dio. Non che ci sia solo qui, sia chiaro. Dio c’è dappertutto. Ma qui si manifesta. E sapete cos’ha fatto Dio per me? Per salvarmi, se non ancora tutta l’anima, almeno un parte del corpo? Una parte del corpo di nome fegato? Mi ha fato venire la tendinite.
Ho la tendinite al polso sinistro, roba che non riesco neanche ad accendermi una sigaretta. Figuratevi se riesco a tenere in mano quattro bicchieri e riempirli di vodka.
Figuratevi se riesco a lavorare.
Per fortuna che domani è il mio day off. Per fortuna che domani starò a riposo. E speriamo che la tendinite mi passi. Speriamo, sennò sono cazzi.

4 amici, 4 bar.
Al Big Apple ci sono 4 banchi bar.
Io lavoro a quello centrale, il più grande.
Ci si sta in due in quello centrale. Di solito io e Toby.
Nel banco davanti a me, quello vicino all’entrata, stasera c’è Martin.
Martin è svedese; lo scopo della sua vita è dichiaratamente “scopare più donne di Mick Jagger”.
E fare giochino colle cannucce.
Colle cannucce Martin fa una stella a 5 punte e la fissa sul soffitto sopra al banco dove lavora.
Poi ruggisce qualcosa in svedese.
Io lo guardo e commento con un dito alzato. Quello medio.
Lo sa che sono cattolico. Lo sa che non so fare tanti trick da barman.
Anzi non so fare nessun trick, neanche colle cannucce.
Ma cazzo, a legarne due a forma di croce sono capace anch’io.

Day off

Il day off è arrivato. Sì, io e Matteo abbiamo il giorno libero. Niente “lavoro” per noi. Niente danze improbabili (parlo per me), niente mance infilate nei boxer da mani curiose.
“Cosa facciamo? Cosa si fa, stasera?”
Di stare a Puerto del Carmen non ne vogliamo sapere. E soprattutto non ne vogliamo sapere di fare come fanno tutti gli altri quando hanno il day off; non ne vogliamo sapere di passare nei locali dove lavoriamo.
“Ma siamo pazzi?”
Infatti io e Matteo, con l’australiano al seguito, noleggiamo una Micra e andiamo ad Arrecife,
la capitale.
“Bella storia, stasera ci trattiamo bene.”
Mica la solita pasta col tonno, il solito petto di pollo cotto di fretta, appena venti minuti prima di andare al “lavoro”. Stasera una bella bisteccona di 5 kg.
O pesce… sì, pesce crudo, crostacei, carpaccio, crudità… magari ci scappano anche due ostriche.
Magari, perché tra una cosa e l’altra, arriviamo ad Arrecife alle dieci e mezza passate.
In giro non c’è nessuno e tutti i ristoranti “decenti” sono chiusi.
In un lampo arrivano le undici, e con le undici scoppia la fame nei nostri stomaci, tenuti a riposo per tutto il giorno, in previsione dell’abbuffata serale.
Alle undici e un quarto, non volendo correre il rischio di saltare il pasto, entriamo nell’unico ristorante ancora disposto a farci entrare: un ristorante giapponese.
“Be’, dai… Sushi! Sempre di pesce crudo si tratta, no?”
“Eh, dai.”
Il maitre ci fa accomodare in una stanzetta geisha style, riservata a noi.
Tra le decorazioni appese al soffitto c’è un babbo natale luminoso, ma io, Matteo e l’australiano abbiamo veramente fame. Facciamo tutti finta di niente ed ordiniamo.
Tamaki, Tako, Tappakaki, Konnitiwa, Hatori Hanzo etc.
Ordiniamo tutto, abbiamo fame, è il nostro day off, chissenefrega?

Il maitre appunta e sorride. Noi ridiamo, brindiamo e cominciamo ad aspettare.
E’ la nostra serata libera, il nostro day off, chi volete che abbia fretta?
Si avvertono i primi odori, poi anche dei passi: si apre la porta scorrevole, entra un nano giappo-cinese e comincia a servirci. Così, pieni solo di speranze e buona volontà, io, Matteo e l’australiano cominciamo ad abbuffarci.

Le portate si susseguono lente, il tempo assume dei contorni relativi, l’aria si fa irrespirabile.
Non ce la facciamo più. Scoppiamo a ridere all’unisono, ma è solo l’ultimo slancio vitale.
Io mi rovescio di fianco, come una balena che, persa la rotta, si abbandona sulla rena.
Matteo, comunque il più vitale, fa sculture con la zuppa di riso.
L’australiano rutta per non vomitare.
Chiediamo la cuenta, ma il maitre ci ricorda che abbiamo ancora tre portate a testa.
“Non potete rinunciare… cibo buono.” dice il maitre.
Io invece rinuncio e, stesomi per terra, riesco a schiacciare un pisolino.
Matteo e l’australiano non hanno neanche la forma di stuzzicarmi e, imbalsamati, assistono in silenzio ai moti del loro apparato digerente.


L'australiano

Matteo e l’australiano sembrano drogati. Credo di sembrarlo anch’io. Anzi lo sono. Di sicuro devono averci drogati quei giappo-cinesi di merda.
Non riesco a muovermi. Cazzo, ci hanno chiusi dentro la stanzetta geisha style.
Matteo e l’australiano hanno gli occhi chiusi. Vorrei scuoterli, ma è tanto se riesco a tenere gli occhi aperti… nemmeno riesco a gridare, qualcosa mi blocca le corde vocali. Il bolo risale lungo l’esofago, mi viene da vomitare. Sento freddo, anzi no, caldo… qualcosa di bagnato mi gocciola in faccia. Per fortuna che mi sveglio. Per fortuna che mentre dormivo Matteo mi ha rovesciato del sake sulla faccia. Accendo una sigaretta, provo a riprendermi, fra gli spasmi intestinali. L’australiano continua a ruttare.
All’alba dell’una abbiamo finito di cenare.

Stravolti, arranchiamo per il centro di Arrecife.
Desertico, il centro di Arrecife. Né turisti, né canari. Nessuno, solo noi tre e l’olezzo che ci trasciniamo dietro.
“Cosa facciamo? Qui non c’è un cazzo!” fa notare salacemente Matteo.
“Io andrei a letto… o forse anche in ospedale, ma oggi è il nostro giorno libero.” dico io “Non può finire così.”

All’una e trenta siamo a Puerto del Carmen.
All’una e trenta due siamo al Big Apple.
Il manager del Big Apple mi guarda e sorride: “Stai passando un bel day off?”


Il Big Apple

Vengo accolto da cori di adolescenti.
“Perché non lavori stasera?”
“Cominci adesso stasera?”
“Balli con me?”
“Ti togli la maglietta?”

Nonostante il calore, mi sento a disagio. Entrare in discoteca da cliente è uno shock cui non ero abituato. Vorrei saltare dietro al banco, mettermi a lavorare, anche gratis. E potrei anche farlo, perché no? Me lo chiedono quattro irlandesi che da una settimana passano la serata parcheggiate alla mia barra. Me le chiedono le tre gallesi di Cardiff. Partono domani e vorrebbero un ultimo show. Mi spiace che partano, mi sono divertito con loro. Una mi strizza il naso e me lo bacia, un’altra si mette ad imitare il mio ancheggiare. Un’altra ride come una pazza.


Le tre gallesi

“Se fosse dieci chili in meno sarebbe fighissima.” dice Matteo.
“Comincio a pensare che farò il barman a vita.” dico io.
“Io no.” dice Matteo “Sai quante volte l’ho vista questa favola?”

6.20.2005

Allo parlar...

La libertà di parola è un insulto alla verità.

Breaking News VII

  1. Ma davvero? Si torna alla lira? Che figata!
  2. E’ un po’ che mi succede; dicono che ho un ombelico sexy.
  3. A Madrid i cardinali vanno in piazza, very underground.
  4. La vita è una partitina parrocchiale. Almeno a quanto leggo qui. Posso schierarmi?
  5. I diritti sono una creatura umana. Speriamo non se ne abusi.
  6. Qualcuno mi consiglia di trovarmi una morosa (e non è Matteo).
  7. Purtroppo la morosa non sarà Miss Lanzarote.
  8. Il manager del Big Apple mi ha soprannominato “Good man”.
  9. Insomma, non dovrei infangare il suo nome qui, ma mio zio, ecco, festeggia il suo 25esimo.
  10. In un attimo di sbandamento Matteo ha detto che quando torna in Italia si sposa.
  11. Non riesco a rispondere puntualmente a tutte la mai che ricevo.
  12. Risponderò un po’ alla volta alle mail che ricevo.

Big Apple

“Are you ready to rumble???”
Sono le 4 e mezza passate; per l’esattezza, mancano quindici ore e ventidue minuti prima che Martin si metta ad urlare; prima che, tutti riuniti davanti al Big Apple, i p.r. (Dave-inglese, Chris-inglese, Chris2-inglese, Claire-inglese), i glass collector (Alì-marocchino, Mohammed-marocchino, Mohammed2-marocchino), i waiter (Martin-svedese, Lubosch-ceco, Fred-inglese), i barman (Carlo-italiano, Olly-inglese, Holly-inglese, Mo-inglese, Toby-inglese) e il manager (Heidi-inglese) comincino a LAVORARE.
Martin è svedese, ma odia il suo Paese. Parla Cockney meglio di un tassista di SouthLondon.
“I’m growing English… Yeah!” dice sempre Martin. E davvero vuole diventare inglese.
Non capisco cosa ci trovi di bello nell’essere inglese, nella cantilena affannosa del Cockney, nella yellow paper, in una regina algida quanto inutile, in una nazionale di calcio che non vince mai…

Sono le quattro e mezza passate ed ho appena finito di lavorare.
Martin mi chiede di seguirlo a Cesar’s.
Io ringrazio, ma ora ho solo voglia di intrufolarmi sotto la serranda di Juan.
“Un kebab de lamb… salsa picante, por favor.” dico a Juan.
“Cuatro euros”. dice Juan.
Sì, adesso ho solo voglia di mangiarmi un kebab, senza ulteriori rotture di coglioni.
Nonostante la stanchezza, riesco a sgattaiolare sotto alla serranda senza sbattere la testa. Attraverso la strada e mi siedo su una panchina, fra due palme, davanti all’oceano. Scusate se uso la parola oceano, ma quello che ho davanti è proprio l’oceano.
“Ahahahaha… Wooouuu. Ihihihii!!!”
Dalle rocce sbucano fuori due ragazze ubriache, aggrappate ad un ragazzo ubriaco. Non me ne curo, il mio kebab è piccante al punto giusto, caldo al punto giusto. Addento ad occhi chiusi.
“What’aa…faak! Ehi… look!”
E’ il trio a curarsi di me, a sbandare fino alla mia panchina, a frenarci davanti.
“Cosa stai facendo?” mi si chiede in Cockney.
“Sto mangiando.” rispondo.
“Uuahhh. Tipico inglese.” mi si risponde in Cockney.
“Non sono inglese. Sono italiano e vorrei solo mangiare in pace. Ok?”
“Ahhahha… italiano?” mi si risponde.
“Sì brutta puttana, sono italiano e ho fame.” dico in inglese, alzatomi in piedi, singhiozzando in Cockney.



[...]


“My life is fucked up. I don’t know what the fuck I’m doing here… in this fucking Lanzarote. I’m very depressed today, Carlito.”
Lubosch è l’amico ceco, vive a Lanzarote da alcuni mesi; da due giorni fa il waiter al Big Apple, dove lavoro io.
Lubosch dice che vorrebbe andare a Dublino, perché a Dublino un cameriere guadagna fino a 2500 euro al mese. Poi però dice anche che non avrebbe senso andarsene a Dublino, anche perché Dublino è la seconda città più cara del mondo.
“Dopo Tokyo?” chiedo io.
“Dopo Tokyo.” risponde.
In fondo non è un problema di soldi, credo che vorrebbe dire Lobusch. E’ un problema di sogni.
“Sai che sogni facevo su Lanzarote? Pensavo che venire qui mi avrebbe migliorato, che avrei imparato, che avrei smesso di essere così timido… A Praga lavoravo al bar Roxy e colle ragazze non riuscivo a spiaccicar parola...”
“Il bar Roxy? Quello in piazza San Venceslao?”
“Sì, lo conosci?”
“Ci sono stato quando sono stato a Praga.”
“Ma dai! Bel posto il bar Roxy… no?”
“Già.”
“Anche Praga è un bella, no?” mi chiede Lubosch.
“Bellissima… solo l’avevo immaginata diversa.”